FERTILITY DAY: COMUNICAZIONE PERSUASIVA ….AL CONTRARIO!

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Un caso di completo disastro nella comunicazione persuasiva e sociale! Perché?

Aprendo i social siamo stati inondati di post sulla campagna di comunicazione persuasiva del Fertility Day. Alcuni post ironici e divertenti, molti altri polemici e indispettiti. Perché? Cosa è successo?

Non vogliamo entrare nel merito dell’opportunità sociale o politica di indire una tale manifestazione. Tanto è stato scritto su questo da fonti autorevoli e competenti .

Vogliamo invece rimanere nel nostro ambito di competenza, quello della comunicazione persuasiva. Cerchiamo di capire perché questa campagna di comunicazione ha provocato tante reazioni contrarie alle aspettative. Spesso addirittura opposte.

Insomma, che sia molto persuasiva è certo, ma ….al contrario! Perché?

Sono stati commessi molti errori, uno dietro l’altro in una spirale senza fine. Due errori in particolare che definiamo banali per tutti coloro che si dovrebbero occupare di comunicazione persuasiva in modo professionale.

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fertility day, comunicazione persusivaIl primo errore, forse il più grave di tutti: non si è tenuto conto delle caratteristiche e delle esigenze del “target di riferimento”. In parole semplici, delle persone alle quali la comunicazione persuasiva era rivolta: uomini e, soprattutto, donne italiane in età fertile.  Insomma, i nostri giovani.

L’altro grossolano errore sta proprio nel tenore del messaggio della comunicazione persuasiva: invece di sensibilizzare sulle possibili conseguenze negative della denatalità, si usa un tono colpevolizzante, a tratti quasi minaccioso. Si arriva ad affermare che la fertilità è una questione di Stato.

Se cerchiamo di comprendere i destinatari di questa comunicazione persuasiva, possiamo individuare almeno tre categorie di giovani.

  1. coloro che non hanno figli per scelta,
  2. coloro che vorrebbero figli, ma che non se li possono permettere per motivi economici,
  3. coloro che vorrebbero figli, ma non possono averli per motivi di salute.

Secondo te, i giovani che hanno scelto nella loro vita di non avere figli (per loro motivi che non giudichiamo e che assolutamente rispettiamo) come possono reagire ad una campagna così intimidatoria? A slogan del tipo “la bellezza non ha età, la fertilità sì”?

Nella migliore delle ipotesi, si fanno una risata. Nella peggiore, avvertono una totale mancanza di rispetto per il loro sacrosanto diritto di scelta.

fertilityday e comunicazione persuasivaInfatti, in molti post le donne si sono amaramente definite “fattrici” o “incubatrici”. Un noto giornalista ha affermato che il 22 settembre (giorno della fertilità) farà l’amore con sua moglie, ma con il preservativo.

Passiamo ai giovani che vorrebbero avere figli, ma che rinviano da un anno all’altro sperando di trovare, nel frattempo, un lavoro sicuro e di poter “metter su famiglia”. Aspettativa puntualmente delusa di anno in anno.

Con la loro amarezza e frustrazione, secondo te come possono reagire ad una campagna di comunicazione persuasiva che chiede loro, in modo colpevolizzante, di fare quello che vorrebbero ma non possono?

Attenzione: la frustrazione provoca sempre aggressività. Infatti, su questo Fertility Day  abbiamo letto e sentito di ogni.

L’ultima categoria, quella dei giovani che vorrebbero avere figli, ma non possono per motivi di salute. Per rispetto della loro condizione, lasciamo a te ogni commento.

Senza preoccuparsi delle aspettative dei destinatari del messaggio e senza preoccuparsi del tenore del messaggio, tutte le reazioni forti a questa campagna di comunicazione persuasiva potevano essere facilmente previste. Erano addirittura scontate.

comunicazione persusivaL’unico risultato raggiunto è quello di aver indotto i giovani a fare ancora di più l’esatto opposto di quanto loro richiesto.

Senza considerare – altro risultato grandioso – che i ministeri competenti sono stati derisi e insultati non solo dai nostri giovani (giustamente arrabbiati), ma anche da gran parte dei media in tutto il mondo. Tanto che il sito web del Fertility Day è stato momentaneamente chiuso.

Qualcuno responsabile di questa comunicazione persuasiva si è già affrettato a dichiarare alla stampa nazionale che la campagna non è stata capita. E daje! Ancora errori!!

Il primo assioma della comunicazione, quello che ti fanno studiare anche a scuola appena cerchi di approfondire questo argomento… insomma, l’ABC della comunicazione recita “la vera comunicazione è solo quella che arriva al destinatario”. 

Quindi, ammesso e non concesso che i destinatari abbiano capito male, tu che sei la FONTE della comunicazione forse dovresti farti una domanda in più. O no?!  🙂 

Eppure, sicuramente all’interno dei nostri ministeri ci sarà il fior fiore di professionisti esperti di psicologia sociale e di comunicazione persuasiva! E sicuramente questi saranno anche ben pagati per il loro elevato livello di professionalità! Forse che sia sfuggito loro qualcosa?

Fabiola Sacramati & Paolo Sciamanna


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Per le immagini ringraziamo CREDITS

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