Fabiola Sacramati

Fabiola Sacramati

Quando ho iniziato ad interessarmi di psicologia stavo per terminare il corso di laurea in Scienze Economiche e Bancarie.

Come mai, da una formazione così tecnica e specialistica, sono passata alla psicologia?

Probabilmente per lo stesso motivo per cui molti si avvicinano agli studi di psicologia: per capire di più me stessa e per risolvere qualche conflitto interiore (tipico in una giovane donna con tante ambizioni e poca esperienza di vita!)

Ero da sempre abituata ad avere a che fare con i numeri, con i conti, con i bilanci d’esercizio, con i budget finanziari ….e con la psicologia mi si è aperto un mondo nuovo, ho intravisto nuovi orizzonti, nuove possibilità di vita e di soddisfazione.

Questa cultura umanistica ed esistenziale è stata ossigeno puro per la mia mente!

Avevo 24 anni, non avrei mai pensato che la psicologia e la psicoterapia potessero un giorno diventare, oltre ad una grande passione intellettuale, anche il mio “mestiere”.

Mi sono specializzata in psicoterapia breve a Roma e dal 1989 sono iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi e Psicoterapeuti. Nel 2001 ho preso un’altra specializzazione presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Internazionale di San Pietroburgo.

Ora, che sono una pluriventicinquenne 😉

penso di essere una donna professionalmente fortunata almeno per due motivi.

Il primo motivo è che faccio un lavoro che mi piace, che mi sono scelta tra i tanti possibili e per il quale mi sono preparata con dedizione e serietà. Non smetto mai di studiare, di aggiornarmi e di sperimentarmi su nuove applicazioni scientifiche.

Il secondo motivo per cui mi sento fortunata è la “duplice” formazione, sia di carattere psico-clinico che di carattere organizzativo-aziendale: aver studiato economia e psicologia quasi contemporaneamente mi ha dato una marcia in più.

Quando sono in azienda per una consulenza mi rendo conto di non avere alcuna difficoltà ad interpretare ogni situazione sia dal punto di vista economico-gestionale che dal punto di vista umano-relazionale.

Insomma, sono una psicologa che sa leggere un bilancio. Un po’ strana come psicologa, vero?

 Anche la mia esperienza professionale ha seguito in qualche modo questo doppio filone.

Prima di dedicarmi esclusivamente alla libera professione, ho maturato un’esperienza di lavoro alle dipendenze per oltre sette anni.

Inizialmente ho lavorato per la società finanziaria del San Paolo (grande istituto bancario torinese), poi sono passata alla Confcommercio, dove ho rivestito ruoli di notevole responsabilità.

In entrambi i casi, ho lavorato nella direzione risorse umane e nella formazione professionale, settori aziendali che mi hanno permesso di applicare nella pratica questa mia doppia formazione.

In questi sette anni, tra l’altro, ho spesso cambiato sede di lavoro, ho vissuto a Firenze, Mestre, Milano, Torino e Roma.

Onestamente devo confessare che non sono stati anni facili: a 30 anni ero una donna in carriera, arrivista e spietata 😥 , ma anche quell’esperienza mi è servita e mi ha insegnato molto.

Oggi riconosco il grande valore del rispetto professionale, del confronto costruttivo, della meritocrazia e, soprattutto, del fare squadra.

Secondo me, un’esperienza di lavoro alle dipendenze (e soprattutto in certi ambienti professionali) dovrebbero farla tutti coloro che vogliono occuparsi professionalmente di consulenza d’organizzazione: alcune particolari dinamiche psicologiche insite nei gruppi cosiddetti organizzati si possono capire fino in fondo solo se le hai vissute sulla tua pelle e ci hai versato il tuo sangue!

Nel ’97 ho detto “basta!”. Ho dato le dimissioni e mi sono dedicata esclusivamente alla libera professione di psicoterapeuta e di formatore-consulente d’organizzazione, lavorando – tra gli altri – anche per Gruppo Pragma, Inarcassa, Snam Petroli, Italgas, Telecom, OMA spa, APM spa.

Molti imprenditori mi hanno scelta come consulente personale 

per lo sviluppo delle proprie capacità manageriali.

 L’Umbria è la mia terra nativa ed è talmente bella e solare che non voglio rinunciarci. Ho una piccola casa in pietra nei pressi di un borgo del 1200 con una posizione panoramica stupenda, in collina tra gli ulivi. Ho 100 piante di olivo e produco un ottimo olio che puntualmente regalo agli amici. Sono molto contenta di fare un po’ di vita bucolica e anche al mio piccolo cane, Skipper, sembra piacere molto   🙂

Ho conosciuto Paolo circa 10 anni fa per una commessa molto interessante per APM spa, una grande azienda di trasporti pubblici perugina. Fu un lavoro che ci impegnò per un anno intero.

Mi ricordo che quando lo incontrai per la prima volta, pensai che sarebbe stato difficile lavorare bene insieme tanto eravamo diversi. Lui così informale con le sue cravatte dai colori improbabili, i capelli pettinati come Einstein e con i suoi modi così confidenziali. Io, al contrario, così impettita nei miei tallieur scuri indossati sempre con un filo di perle.

Invece ci trovammo talmente bene che da quell’esperienza non ci siamo più separati. Abbiamo lavorato insieme per Caprai-Cruciani, Università dei Sapori, Umana Forma, Confartigianato, Confesercenti e Confapi. Abbiamo condiviso commesse di particolare difficoltà, uscendone sempre alla grande, con piena soddisfazione nostra e dei nostri clienti.

Dai nostri dialoghi animati di passione per il nostro lavoro è nata l’idea di mettere la nostra esperienza a disposizione di chiunque sia interessato.

Non vogliamo essere i “maestri” di nessuno, per carità! Ma forse dopo 25 anni di professione e di confronto continuo con il mercato qualcosina l’abbiamo imparata. E visto che sul web molti si autoproclamano esperti di quello o quell’altro, abbiamo pensato

“ma noi, che insieme facciamo mezzo secolo di esperienza professionale,

perché non ci organizziamo per condividerla con altri?”

Ed eccoci qua! 

Firma Fabiola

2 Responses to Fabiola Sacramati

  1. Daniele scrive:

    Gentile dott. ssa Sacramati. Sono un suo ammiratore. Per caso mi sono imbattuto nel video di un tizio su YouTube il quale afferma, al minuto 0.4 e 5 secondi, come può vedere guardando il link qui di seguito, che un segnale di gradimento non è questo, dice questo tizio, E NON È NEANCHE QUESTO; e lo dice grattando ( strusciando) verticalmente con l’indice dall’alto verso il basso a un lato della bocca. Ecco quindi la domanda che le volevo fare, se non ero di troppo disturbo. QUEL movimento non lo so interpretare perché guardando i suoi video lei parla dell’accarezzamento delle labbra, ma QUEL gesto col dito non gliel’ho mai visto fare nei suoi filmati. Proprio oggi, chiedendo a una ragazza che lavora in un bar se le andasse di trovarsi con me per portare fuori il cane insieme, mi ha subito emesso quel segnale. ( verbalmente non mi ha detto né sì né no). Ma non ho saputo interpretarlo. Dopo 1 minuto da questo evento, mentre mi ero messo a sedere un po’ distante da questa barista e c’erano altri clienti, si è avvicinata al bancone e mi ha chiesto se il ponce lo avesse fatto buono. ( cosa che avrebbe potuto tranquillamente non fare. Avrebbe potuto ignorarmi totalmente, se avesse voluto). Può aiutarmi? Che significa questo segnale? Ho guardato molti video suoi ma QUESTO segnale non l’ho mai trovato. È una sorta di “grattino”, una veloce “strusciatina” con l’indice, non saprei come definirlo, a un lato della bocca, con una leggerissima smorfia della stessa. È esattamente il segnale emesso da questo tizio al minuto 04.05. La cosa che mi ha mandato in tilt, fuori strada, è che si tratta di un “grattino”, ma è “vicino” alla bocca, come può vedere dal filmato. Se lo avesse fatto sul naso non avrei avuto dubbi e non l’avrei disturbata. In questo caso, mi perdoni, sono andato un po’ in crisi:) È un segnale di gradimento o di rifiuto? La ringrazio per il suo tempo e disponibilità e scusi se l’ho disturbata. Mi chiedevo poi se ha intenzione di pubblicare qualche libro in materia e/o se lo ha già fatto. Continuerò in ogni caso a seguirla. Grazie per il suo tempo. Daniele da Livorno. Ecco il link https://m.youtube.com/watch?v=sBEoJXo4yPs

    • Fabiola&Paolo scrive:

      Buongiorno Daniele.

      Tranquillo che il gesto fatto da quella ragazza al bar non è un segnale di rifiuto! 🙂 Indica semplicemente che ti prende in considerazione, che ci sta pensando.

      Però Daniele, fai attenzione: spesso nei nostri filmati e negli articoli del blog ribadiamo a gran voce che non è corretto dare un significato assoluto ad un unico gesto, ma che bisogna cogliere l’insieme della comunicazione non verbale. Un gesto è un indizio, tre gesti sono una prova!

      Quindi, cerca di notare come questa ragazza ti guarda, come ti sorride, se si avvicina e cosa tocca. Poi… buona passeggiata con il cane! 😉

      Fabiola

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