“MIO PADRE E’ UNO ST***” IL CONFLITTO NEL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN AZIENDA.

passaggio generazionale

Analisi di un caso reale

Come spesso succede nei casi di passaggio generazionale in azienda, Sandro è preoccupato perché Matteo, suo figlio non dimostra la sua stessa capacità imprenditoriale e, soprattutto, tra i due il rapporto è piuttosto conflittuale.

Sandro (66 anni, imprenditore affermato, bolognese, vedovo da 2 anni) vorrebbe ritirarsi a vita privata e lasciare l’azienda al figlio (figlio unico di 33 anni) che lavora con lui da 10 anni. 

Ed ecco che entriamo in ballo noi con la nostra consulenza sul ricambio generazionale in azienda.

Un lungo colloquio con il padre e, a seguire, con il figlio. Lo scopo è quello di “fare diagnosi”, cioè inquadrare la situazione.

Sandro  descrive il figlio come un ragazzo tendenzialmente pigro e viziato. 

Inoltre, con un certo imbarazzo, racconta di essere fortemente criticato per il suo atteggiamento leggero ed eccessivamente libertino con le donne.

Nel successivo colloquio, Matteo per tutto il tempo non fa altro che parlare molto male del padre. Lo descrive come un uomo non meritevole di rispetto! Ripete continuamente come un mantra l’accusa di aver fatto soffrire tante donne. 

Nella nostra esperienza ormai pluriennale sulla consulenza sul passaggio generazionale, spesso assistiamo a situazioni di rabbia e distruttività da parte del figlio nei confronti del padre. 

E’ una situazione “da manuale”! Sentimenti sproporzionati rispetto alla reale situazione e che non hanno nulla a che fare con questioni di business. 

In questi casi – che sono la maggioranza – una consulenza esclusivamente tecnica, che affronta solo aspetti organizzativi, è ovviamente destinata a fallire.  

Capiamo velocemente che qui serve soprattutto l’esperienza di Fabiola, la psicoterapeuta: lei comincia ad fare le domande giuste e ben assestate a Matteo, il quale parla… e parla… e racconta. Senza rendersi conto di mettere a nudo il lato oscuro del suo carattere.

Matteo convive con una ragazza di 8 anni più grande di lui, Caterina, con la quale condivide anche la rabbia nei confronti del padre. Sembra quasi che questa ragazza, dal carattere forte, si sia auto eletta “paladina di giustizia” per le donne che Sandro avrebbe preso in giro.

Inoltre, entrambi i ragazzi si sono legati con amicizia ad alcune donne che Sandro ha frequentato anni fa e che ancora nutrono sentimenti di vendetta. Queste donne, che dopo anni continuano a controllare di nascosto la vita di Sandro, avrebbero addirittura stolkerato l’ultima compagna la quale, esasperata, ha preso le distanze da tutti e se n’è andata.

In sostanza, Matteo e Caterina si sono alleati con persone che dichiaratamente sono nemiche di Sandro e, attraverso loro, stanno condizionando anche la sua vita affettiva.

Certo che Sandro non è stato particolarmente intelligente nel gestire la sua vita privata, ma ora sembra quasi che si stia covando la serpe in seno!  

Nel passaggio generazionale in azienda è spesso difficile far accettare all’imprenditore l’idea che – almeno per il momento – il suo peggior nemico è proprio quel figlio che ama e al quale vuole lasciare un piccolo o grande patrimonio.

In questo articolo non intendiamo spiegare come si interviene in questi casi. Questo sarà oggetto di un articolo successivo. Vogliamo invece rispondere alle seguenti domande. Perché si creano queste situazioni? Queste dinamiche familiari da dove nascono?

Una consulenza in tema di passaggio generazionale non può prescindere dal dare una seria risposta queste domande. Altrimenti si rischia di introdurre in azienda una serie “standard” di rimedi organizzativi senza andare alla fonte del problema. Come curare una polmonite con l’aspirina: poi il paziente muore!

Sin dai primi anni di vita, Matteo è stato cresciuto ed educato da due donne.

Da un lato la mamma, una donna che viveva con un marito distratto dalla vita familiare, in parte a causa del lavoro e in parte a causa dei suoi molteplici interessi femminili. Sandro l’aveva anche lasciata perché invaghito di un’altra.

Dall’altro lato la nonna paterna, la quale non ha mai approvato il comportamento del figlio e ha sempre cercato di metterlo in cattiva luce. Addirittura avrebbe detto alla moglie di Sandro che era convinta che lui avesse anche un’altra famiglia chissà dove.

Capite in quale contesto emozionale è stato allevato questo bambino?!

Se poi facciamo anche riferimento a quello che Freud definiva complesso edipico, allora la situazione si complica ulteriormente!

Il complesso di Edipo si manifesta con un desiderio amoroso del bambino verso il genitore di sesso opposto, mentre il genitore dello stesso sesso è vissuto come un rivale ed è oggetto di sentimenti ostili.

Molti conflitti tra padre e figlio appaiono abnormi, sproporzionati e potrebbero essere risolti con un pizzico di buon senso.

Spesso sono stati strutturati proprio nei primi anni di vita del bambino, nell’ambito del rapporto simbiotico con la propria madre (o di chi ne ha fatto le veci).

Il figlio rischia sempre di diventare una “latrina emotiva” delle frustrazioni materne.

In sostanza,  Matteo, ancora oggi che è adulto, non fa altro che eseguire un antico mandato di rabbia.

A livello inconscio, non si è mai sdoganato da quella situazione dell’infanzia, non è mai maturato, è rimasto un piccolo dittatore infantile.

Alla luce di tutto questo, non deve sorprendere che Matteo abbia scelto una donna come Caterina, che contribuisce ad allontanarlo dal padre. L’unico genitore rimasto. In altre parole, Caterina è la perfetta sostituta della figura materna.

Come procedere per risolvere una situazione come questa? Ve lo spiegheremo in un prossimo articolo!

Fabiola&Paolo

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